Giovanni Toti nasce in via della Scrofa 39, a Roma, il 24 giugno del 1924. Gianni cresce nella temperie storica del ventennio fascista. Il suo salotto Ë il centro di Roma per il quale scorrazza a piedi o in bicicletta. Il padre, Francesco, impiegato di banca, ha lasciato la famiglia, ma spesso compare in quellíappartamentino di via della Scrofa. Come il figlio, anche lui ama scrivere versi nel chiuso della sua stanza. Nei confronti della madre, Alida, Gianni nutre un affetto viscerale. » líunico maschio di tre figli.

Gianni frequenta il liceo classico Ennio Quirino Visconti, vicino a piazza Navona. I suoi compagni di classe si chiamano Carlo Lizzani, Franco della Peruta, Franco Coppa. Fanno parte della generazione di coloro che, nati sotto il fascismo, svilupperanno forme di dissidenza e resistenza interna. Rappresentano la generazione che della cultura far‡ la propria arma di riscatto sociale e politico. Durante gli anni del liceo, dalle sei alle otto del mattino, Toti studia Il Capitale di Carlo Marx. Ha la tessera del partito comunista. Iscrittosi a giurisprudenza, segue perÚ con passione tutte le lezioni di lettere ed Ë attento ascoltatore del corso di letteratura russa tenuto dallíilluminato Ettore Lo Gatto. 
 
Toti partecipa alla resistenza romana tra i gappisti. Il suo nome di battaglia è Vania. Nei suoi documenti, falsi, risponde al nome di Renato Capitani. Le parole díordine dei gappisti sono ´rendere la vita impossibile allíoccupante, ´indebolire le retrovie. In uno scontro a fuoco, organizzato per il 21 gennaio del 1944, anniversario del partito fascista, Toti rimane ferito a una gamba. » caricato dai tedeschi e sorvegliato giorno e notte in una camera díospedale. Gli otto interventi chirurgici che si succedono fanno sÏ che il prigioniero non venga deportato. Per un caso fortunato, Gianni riesce a farla franca. 
 
Terminata la guerra Toti Ë a Milano, ingaggiato come redattore per l’Unità. La stanza in cui lavora Ë ancora segnata dalle macerie della guerra. Nel 1948 partecipa tra le file del partito comunista a un incontro mondiale della giovent˘ in Ungheria. 
 
In quel contesto conosce la giovane ungherese Marinka Dallos che diventer‡ sua moglie. Dopo aver vissuto alcuni anni a Milano e un periodo di tempo in Sicilia come direttore del giornale ´La voce della Siciliaª, Toti rientra a Roma. Nel 1961 pubblica un libro di sociologia, Il tempo libero, per gli Editori Riuniti, in seguito tradotto in varie lingue. 
Si affaccia contemporaneamente al mondo poetico. Dapprima titubante, sotto pseudonimo. Poi, con la prima raccolta di poesie del 1965 intitolata ìLíuomo scrittoî, comincia a collaborare a varie riviste letterarie e culturali. Sono anni di fermento nel panorama letterario, anni allíinsegna del superamento della tradizione realista e borghese della letteratura: mentre il Gruppo 63 scardina assunti e paradigmi, il gruppo 70, con líausilio delle immagini, produce poesia visuale in netta collisione con il mondo mediatico. Toti assiste, síavvicina, intrattiene rapporti con líuno e con líaltro gruppo, sempre tuttavia facendo dellíantigruppo il proprio credo poetico. Le sue poesie si distinguono per vari tratti. Líironia sociologica si collega alla sua formazione politica marxiana. 
La vocazione planetaria dei suoi versi Ë nutrita dai giri per il mondo che svolge in qualit‡ di inviato speciale per ´Vie Nuoveª. Dal 1958 al 1969 È infatti presente negli angoli pi˘ caldi del mondo, dal Vietnam a Cuba, dalle lotte di contestazione parigine allíinvasione di Praga. Scrive, fotografa, raccoglie letteratura autoctona da tradurre, realizza cinegiornali di documentazione con Cesare Zavattini e Jean-Luc Godard. Non cíË linearit‡ nel suo percorso espressivo se non nella traccia dellíanti-linearit‡. Autore anche di racconti e testi teatrali, Toti Ë attivo come operatore culturale, direttore di collane editoriali e animatore di riviste letterarie come ´Carte Segreteª, trimestrale di letteratura e arti che fonda insieme a Domenico Javarone. 
La vocazione allo scardinamento logico-sintattico della parola che contrassegna la sua letteratura Ë pratica del suo intero percorso di vita e di sperimentazione. Non Ë solo la sintassi a non bastargli, ma la stessa pagina. Di qui la sua urgente necessit‡ di far corrispondere allíaccelerazione dei sensi nuove forme espressive e sensoriali. Da critico cinematografico, Toti si fa cineasta realizzando nel 1973 il film ìE di Sha˘l e dei sicari sulle vie da Damascoî. Da sceneggiatore, attore. Da poeta, poetronico, ossia poeta che si esprime con i linguaggi elettronici. 
Negli anni Ottanta Toti realizza alcune videopoesie allíinterno del Settore ricerca e sperimentazione programmi della Rai, inaugurando un percorso che lo vedr‡ realizzare, pi˘ allíestero che in Italia, 13 opere, meglio definite VideoPoemOpere, data la sintesi di linguaggi musicali, immaginativi e poetici che le caratterizzano: opere díarte totali. Dallíanalogico al digitale, ritornano i temi dellíintero percorso di ricerca totiana: la ricerca sulla parola, sulla scorta di molti poeti sperimentali ñ tra essi Majakovskij e Chlebnikov, Hˆlderlin e MallarmË; la spinta umanitaria e planetaria, polemica e rivoluzionaria; la vocazione alla difesa dei diritti dellíuomo, contro ogni forma di genocidio e di sterminio fisico e culturale; la morte, come non fine, come fine continua… 
Sempre attivo parallelamente nella scrittura, Toti pubblica gli ultimi racconti, I meno lunghi o pi˘ corti racconti del futuremoto e Inenarraviglie, rispettivamente nel 2003 e nel 2006, e líultima raccolta di poesie, I penultimi madrigali nel 2004. Muore a Roma lí8 gennaio 2007. 

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