La nascita della notte

Fiaba nativa brasiliana

Dove una principessa invoca la notte e finalmente possiamo addormentarci.

Tanti e tanti anni e anni fa, all’inizio dei tempi, quando il mondo era appena stato creato, la notte non esisteva. Era giorno tutto il tempo, e nessuno aveva mai sentito parlare di alba o tramonto, della luce delle stelle o dei raggi di luna. Non c’erano uccelli notturni, né animali notturni, né fiori notturni. Non c’erano ombre che si allungavano, né la morbida aria della notte, piena di profumi.

In quei giorni la figlia del Grande Serpente del Mare, che abitava nelle profondità dei mari, sposò uno dei figli della grande specie terrestre degli esseri umani. Lasciò la sua casa tra le ombre dei mari profondi e andò a dimorare con il marito, nella terra della luce del giorno. Tuttavia, ben presto i suoi occhi si stancarono della luce del sole e la sua bellezza iniziò a svanire. Suo marito la guardava con occhi tristi, ma non sapeva cosa fare per aiutarla.

«Oh, se solo arrivasse la notte» gemeva mentre si agitava stancamente sul letto. Qui è sempre giorno, e ho molta nostalgia della fresca ombra del mio regno. Cosa darei per un po’ di oscurità!». 

«Cos’è la notte?» le chiese il marito. «Dimmelo, e forse potrò prenderne un po’ per te».

«Notte» disse la figlia del Grande Serpente del Mare «è il nome che diamo alle ombre pesanti che oscurano il regno di mio padre nelle profondità dei mari. Amo la luce del sole della tua terra, eppure mi sfinisce. Se solo potessimo avere un po’ di oscurità per far riposare i nostri occhi…».

Suo marito chiamò subito i suoi tre servitori più fedeli: «Vi affido una missione» disse loro. «Dovrete andare nel regno del Grande Serpente del Mare che abita nelle profondità degli oceani, e chiedergli di darvi un po’ dell’oscurità della notte affinché sua figlia non soffra qui, sotto la luce del sole». 

I tre servitori partirono per il regno di quell’oscuro signore. Dopo un viaggio lungo e pericoloso arrivarono presso la sua dimora nelle profondità dei mari e gli chiesero di dare loro alcune delle ombre della notte da riportare sulla terraferma. Il Grande Serpente del Mare diede loro una grande sacca ricolma di notte. 

La sacca era sigillata con grande cura e il Grande Serpente del Mare li ammonì di non aprirla finché non fossero stati di nuovo in presenza di sua figlia, la loro signora.

I tre servitori si misero in cammino portando sulla testa la grossa sacca piena di oscurità. Ben presto udirono strani suoni provenire dall’interno: era il suono delle voci di tutti gli animali, degli uccelli e degli insetti notturni. Se avete mai prestato ascolto alle voci delle foreste e dei fiumi al calar del sole, allora conoscete il loro canto. I tre servitori non avevano mai sentito suoni come quelli in tutta la loro vita. Erano terribilmente spaventati.

«Abbandoniamo la sacca piena e scappiamo!» disse il primo servitore.

«Moriremo comunque, qualunque cosa faremo!» gridò il secondo servitore.

«Pericoli o meno, aprirò la sacca e vedrò cosa produce quei terribili suoni!» disse il terzo servitore.

Posarono quindi la sacca per terra e l’aprirono. Tutti gli animali, gli uccelli e gli insetti notturni si precipitarono fuori, e insieme a loro la grande nuvola nera della notte. I servitori, più spaventati che mai, fuggirono nella giungla.

La figlia del Grande Serpente del Mare aspettava con ansia il ritorno dei servitori, riparandosi gli occhi con la mano e guardando l’orizzonte, sperando con tutto il cuore che si affrettassero a portare la notte. 

«La notta sta arrivando. Da quanto la aspettavo!» esclamò all’improvviso vedendo le nuvole della notte stagliarsi all’orizzonte. Poi chiuse gli occhi e si addormentò dolcemente.

Quando si svegliò si sentì molto riposata. Era di nuovo la principessa felice che aveva lasciato il regno dei mari profondi per venire sulla terra: adesso era pronta per rivedere il giorno.

Alzò lo sguardo verso la stella luminosa che brillava sopra la palma reale e disse: «Oh, bella stella luminosa, d’ora in poi ti chiamerò stella del mattino, e annuncerai l’avvicinarsi del giorno. A quest’ora, sarai tu la regina del cielo…». 

Poi chiamò tutti gli uccelli intorno a sé e disse loro: «Meravigliosi, dolci uccelli canori, d’ora in poi vi ordino di cantare le vostre canzoni più dolci a quest’ora, per annunciare l’approssimarsi del giorno». 

Il gallo era in piedi al suo fianco. «Tu» gli disse «sarai il guardiano della notte. Il tuo canto segnerà l’inizio di un nuovo mattino».  

Ancora oggi, in Brasile, la notte balza fuori rapidamente sulla terra proprio come è balzata veloce fuori dal sacco in quei giorni all’inizio del tempo. E al tramonto tutte le voci degli animali notturni si levano in coro nella profondità della giungla, mentre cala l’oscurità e gli esseri umani si addormentano sereni. 

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