Lo sciacallo e l’iguana

Fiabe Indiana

In cui incontriamo uno sciacallo che vuole fare il poeta e un’iguana che vuole fargli le scarpe.

Una notte di luna uno sciacallo molto affamato che si aggirava per il villaggio trovò nella fogna un paio di scarpe logore. 

Erano troppo dure perché potesse mangiarle ma, determinato a utilizzarle in qualche modo, se le infilò alle orecchie a mo’ di orecchini – e sceso sul bordo dello stagno, raccolse tutte i vecchi rametti che riuscì a trovare e li utilizzò per costruire una piattaforma usando il fango come intonaco.

Su questa si sedette con atteggiamento dignitoso e quando un animale veniva allo stagno per bere, gridava ad alta voce: «Ciao! Fermo! Non puoi assaggiarne una goccia finché non mi avrai reso omaggio. Quindi ripeti questi versi che ho composto in onore dell’occasione: D’argento la pedana, d’oro il collante; Alle sue orecchie gioielli, dev’essere un regnante!». 

Ora, poiché la maggior parte degli animali aveva molta sete e aveva molta fretta di bere, non si preoccupava di contestare la questione, ma balbettava le parole senza pensarci due volte. 

Anche la tigre reale, pensando fosse uno scherzo, ripeté la filastrocca dello sciacallo, e lo sciacallo, montatosi la testa, iniziò davvero a credere di essere un personaggio di grande importanza.

Poco dopo un’iguana o una grossa lucertola arrivò ondeggiando e ansimando fino all’acqua, dopo aver vagato per il mondo come un piccolo alligatore.

«Ciao! Fermo!» canticchiò lo sciacallo. «Non puoi bere finché non avrai detto: D’argento la pedana, d’oro il collante; Alle sue orecchie gioielli, dev’essere un regnante!».

«Pouf! Pouf! Pouf!» ansimò l’iguana. «Abbi pietà di me, come è secca la mia gola! Non potrei bere solo un piccolo sorso d’acqua prima? Solo allora potrei rendere giustizia ai tuoi ammirevoli versi; al momento sono rauco come un corvo!».

«Ma certo!» rispose lo sciacallo, con un sorrisetto gratificato. «Certamente i versi sono belli, specialmente se ben recitati».

Così l’iguana, col naso dentro l’acqua, prese a bere a sazietà finché lo sciacallo cominciò a pensare che non avrebbe mai smesso, e rimase piuttosto sorpreso quando finalmente terminò e iniziò ad allontanarsi.

«Ehi! Ehi!» gridò lo sciacallo, ritrovando il filo del discorso. «Fermati un attimo e di’: D’argento la pedana, d’oro il collante; Alle sue orecchie gioielli, dev’essere un regnante!».

«Povero me!» rispose educatamente l’iguana. «Mi stavo quasi dimenticando! Vediamo, devo prima provare la voce: Do, re, me, fa, sol, la, si, ecco! Ora, com’è che era?».

«D’argento la pedana, d’oro il collante; Alle sue orecchie gioielli, dev’essere un regnante!» ripeté lo sciacallo, senza accorgersi che la lucertola si stava allontanando sempre di più.

«Proprio così» rispose l’iguana. «Sì, penso di poterlo dire!».

Al che cantò a squarciagola: «Di fango l’intonaco, di rametti il piedistallo, vecchie scarpe alle orecchie, è solo uno sciacallo!».

E voltandosi, si precipitò verso il suo buco più velocemente che poté.

Lo sciacallo riuscì a malapena a credere alle sue orecchie e sedette in silenzio per lo stupore. Poi, con la rabbia che lo animava, volò dietro alla lucertola che, nonostante le gambe corte e il fiato scarso, correva a grande velocità.

Erano quasi testa a testa, e proprio quando la lucertola era riuscita a infilare la testa nella sua tana, lo sciacallo la prese per la coda e la strinse forte. 

La lucertola si contorse violentemente, fino a quando fu sicura che la sua coda si stava per staccare e lo sciacallo sarebbe caduto faccia a terra. Eppure nessuno si decideva a muoversi di un centimetro, e sarebbero rimasti in quella posizione fino alla fine dei loro giorni se l’iguana non avesse detto con il tono più dolce possibile: «Amico, mi arrendo! Lasci andare la mia coda? Così posso voltarmi e uscire».

Allora lo sciacallo lasciò la presa, la coda si staccò e l’iguana scomparve nel buco in un batter d’occhio; lo sciacallo scavò fino a consumarsi quasi del tutto le sue unghie, mentre sentiva l’iguana cantare sottovoce: «Di fango l’intonaco, di rametti il piedistallo, vecchie scarpe alle orecchie, è solo uno sciacallo!».

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