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TOPO /

Nel 2017, in Italia sono stati utilizzati, per la sperimentazione animale, un totale di 575.532 animali (Ministero della Salute, 2017).All’interno dei laboratori vengono usati topi, ratti, criceti, furetti, porcellini d’India, conigli, cani, suini, ovini, bovini, primati non umani (in particolare macachi), uccelli (in particolare polli domestici), rettili e pesci. Quasi la metà degli animali, il 46% del totale, viene sottoposto a procedure con un livello di gravità definito “moderato” o “grave” (Ibidem).Rispetto al 2016 si è registrata una riduzione del 30% del numero di animali, ma è aumentato l’impiego di primati non umani e cani. Il topo rimane comunque l’animale più utilizzato nel campo della ricerca scientifica. Questa scelta è determinata da ragioni economiche, pratiche e morali: costano poco, sono facili da stabulare, si riproducono con facilità e difficilmente si stabilisce una relazione empatica nei loro confronti (Birke, 2003). 
Nei laboratori si utilizzano topi che presentano diversi “fenotipi dannosi”, prodotti con l’ausilio dell’ingegneria genetica. Nel mondo vi sono molte aziende che forniscono topi ai laboratori, che possono scegliere tra diverse linee genetiche. In molti casi, i topi geneticamente modificati o transgenici, vengono sottoposti a diversi tipi di sperimentazione, secondo la modifica genetica introdotta e rispetto alle finalità dell’esperimento.