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MAIALE /

L’allevamento intensivo è il metodo più diffuso per la produzione di carne di maiale. In Italia, nel 2020, vengono allevati più di 8 milioni di suini (Anagrafe Nazionale Zootecnica, 2020). Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia sono le regioni che ospitano sul loro territorio la maggiore quantità di allevamenti. Sparsi nelle campagne sono visibili lunghi capannoni in cemento, silos per il mangime ed enormi vasche contenenti i liquami. Queste strutture sono concepite per ottimizzare i tempi di produzione e allevare il maggior numero di animali nel minor spazio possibile. Le misure di questi ambienti sono progettate per consentire ai maiali la sola sopravvivenza che, insieme a un’alimentazione iperproteica, fanno in modo che i suini raggiungano il peso stabilito in tempi brevissimi: 100-150 kg in circa 7-10 mesi (il peso e i tempi dipendono dal tipo di consumo alimentare per il quale sono allevati). In base alle investigazioni effettuate all’interno degli allevamenti (Essere Animali, 2020), si può notare che agli animali appena nati vengono inflitte una serie di mutilazioni funzionali alla stabulazione. Per non pregiudicare il sapore della carne, i maschi subiscono la castrazione spesso senza alcun ausilio di anestesia. Sia ai maschi che alle femmine vengono troncati i denti canini e amputata la coda, per ovviare all’aggressività comportamentale dovuta all’allevamento intensivo. La durata della vita di una scrofa dipende principalmente dalle sue prestazioni riproduttive: se ha problemi di parto viene uccisa, come anche se si ammala o se non partorisce abbastanza maialini. In media viene mandata al macello all’età di 3 anni; in natura ne vivrebbe almeno 18.