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ELEFANTE/

Sulla base di un censimento effettuato da Circusfans Italia (2017) gli elefanti presenti nel nostro Paese sono 25, distribuiti in 15 circhi, numero drasticamente sceso nel corso degli anni. Non solo gli elefanti, tutti gli animali utilizzati nei circhi sono costretti a una vita di reclusione, lontani dai loro habitat naturali e obbligati a compiere esercizi e acrobazie che sono spesso il risultato di addestramenti irrispettosi della loro dimensione etologica [fonti 1 e 2]. La vita di questi animali è un susseguirsi di noia, affaticamento e nervosismo: dalle esibizioni ai viaggi, dove vengono trasportati in container anche per diversi giorni. Talvolta gli animali, quando diventano troppo anziani per poter fare la vita “da tendone”, vengono trasferiti in zoo, bioparchi o zoo safari. Oltre 650 psicologi Italiani hanno sottoscritto un documento per denunciare il valore diseducativo dell’abuso di animali in circhi, spettacoli e manifestazioni (Manzoni, 2016). Secondo gli psicologi, questi ambienti educano al non rispetto per gli esseri viventi in quanto inducono al disconoscimento dei messaggi di sofferenza, ostacolando lo sviluppo dell’empatia. Queste esperienze sollecitano una risposta incongrua di divertimento rispetto alla pena, al disagio e all’ingiustizia. La Legge n.189/2004 art.544-ter punisce chiunque sottoponga a sevizie, fatiche o comportamenti insopportabili gli animali rispetto alle loro caratteristiche etologiche. Al tempo stesso, lo Stato italiano sovvenziona i circhi stanziando attraverso il Fondo Unico dello Spettacolo (FUS) più di 1 milione di euro l’anno per gli spettacoli itineranti con animali al seguito (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, 2016)

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